Voglia di…carne

9 nov

Lo so che il titolo può sembrare ambiguo, eppure se vi va di appagare i sensi con dell’ottima carne senza spendere un’esagerazione, potete provare la catena di ristoranti Seven: la storia è creata ad arte per essere un fake e farsi riconoscere, però l’ambientazione è curata, i piatti buoni davvero, le etichette di vini si lasciano apprezzare, il personale insolitamente gentile e attento (chiedere una cottura al sangue e vedersi portare una reale cottura al sangiue per meno di 20 euro mi ha quasi commosso) per un posto del genere. Peccato non aver potuto assaggiare il dolce: ma il filetto steccato al lardo e le patate non avevano lasciato davvero più spazio per nient’altro.
L’unico neo è, mi si permetta di dirlo, l’acustica.
Non si può parlare, conversare, riuscire a comprendersi, stando l’uno di fronte all’altro e questo non perché la musica sia a volumi pompati da discoteca, ma semplicemente perché il locale è sempre pieno di gente che come me sta parlando. Già, forse questo è il secondo neo: è sempre pieno. Fatevene un ragione e prenotate. Anche se, ve lo assicuro, la voglia di carne (sapendo come ve la soddisfano) avrà sempre e comunque la meglio.

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Nuovi spunti

23 ott

Domani vado al Salone del Gusto e poi da Stato Liquido (sul quale ho grandi aspettative). Al ritorno spero di avere un po’ di tempo in più per curare questo blog, perché davvero ho un sacco di cose da raccontare…

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Questo post non ha titolo perché non mi so decidere

9 ott

Sono capitata quasi per caso, in compagnia di un cliente, alla Degusteria del Gigante: una piccola scoperta di San Benedetto del Tronto. Lontana quanto basta dal mare per riportare alla giusta tranquillità, si trova nella parte alta e più antica della cittadina marchigiana. Il nome ha un che di fiabesco, ma lasciate perdere storie di orchi, fate, maghi e giganti: la degusteria ha questo nome perché non è un ristorante vero e proprio (i piatti sono tutti degli assaggi anche se, chiaramente, potete approfittarne a pranzo o a cena) e l’unico “gigante” è l’antico nome della via dove si trova.

L’avvicendarsi delle pietanze mi ha man mano distratto dalle questioni contingenti e da quella che doveva essere una cena di lavoro: fermarsi a “degustare” qui diventa un viaggio nel viaggio, una tappa di un percorso più ampio tra i sapori. È impossibile non trovare una qualche eco di profumi e aromi che hanno accompagnato l’infanzia di ciascuno.

Il titolare, Sigismondo Gaetani, con pazienza e passione mi ha raccontato la sua filosofia: il segreto è recuperare i sapori di una volta e renderli attuali. Da qui parte la riscoperta dei piatti della tradizione, aggiungendo un pizzico di novità nella rielaborazione degli accostamenti, delle temperature, delle consistenze. Talvolta invece, quando interessa dare risalto alla materia prima, il piatto viene creato attorno all’ingrediente principe, in un’operazione di michelangiolesca memoria, per liberare dalla forma in cui è rinchiuso, il concetto più alto del gusto.

Un intenso lavoro di studio, di sperimentazione e di ricerca che fa affidamento alla produzione di piccole aziende, spesso votate al biologico, legate al territorio o che realizza in proprio quanto servirà per comporre le pietanze che verranno poi servite.

Questo percorso estremamente coinvolgente  è pensato con attenzione e delicatezza. Ogni singolo elemento, dall’ambientazione con i mattoni a vista all’illuminazione soffusa, dall’arredamento con colori caldi e pastello all’accompagnamento musicale, è scelto espressamente per creare il contesto ideale di un dialogo tra il cibo e chi lo assaggia: tutto accompagna, nulla deve distrarre da quel centro d’attrazione che è il piatto. Come in un’orchestra tutto gli elementi devono accordarsi tra loro e accompagnare armonicamente la linea melodica.

Cos’ho assaggiato? un gelato ai piselli con cubetti di bacon e crostini, un flan di pecorino con puré di fave, un sorbetto alla fragola sullo stecco, una tagliata con le erbette e le patate e mi spiace non poterne fare un reportage accurato: i sapori sono indelebili nella memoria ma allora non avevo pensato a questo blog.

Per farvi venire l’acquolina in bocca, le foto che vi mostro (grazie ancora al titolare, che ha provveduto alla mia mancanza) chiudono con un tris di dolci: crema cotta, tortino al cioccolato e gelato alla
carota bio.


Degusteria del Gigante
Via degli anelli, 19
63039 San Benedetto del Tronto
Tel. 0735/588644

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Una volta al mese (ott 2010)

16 set

Ormai è già trascorso un mese e io non ho ancora mantenuto fede alla mia promessa di completare le recensioni pugliesi (manca poco) e quelle marchigiane (manca parecchio), nel frattempo anche a Milano ho scoperto cose nuove. Per lo più etniche. Mi rimane un dubbio, visto che l’inverno si avvicina: ma un vero ristorante (trattoria, osteria, insomma, non necessariamente una cosa figherrima…) milanese, a Milano, dove si trova?

Un piccolo tour gallipolino

30 ago

Girando per Gallipoli vecchia, avete l’imbarazzo della scelta per locali, negozi e ristoranti. Quest’isola collegata alla terraferma da una striscia di terra, ha un fascino tutto suo che sa ampiamente di mare, di marinai, di terra di confine (terra di dove finisce la terra, direbbe il buon Vinicio Capossela), di contaminazioni con altri popoli, altre culture, altre epoche. Passeggiare per Gallipoli vecchia, fare il giro delle riviere, lasciarsi incantare dai cortili dei palazzi bianchi e bassi , assaggiare quel che più vi ispira è come fare un viaggio nel tempo con tutti e 5 i sensi.
Unico neo: in tutta Gallipoli vecchia non c’è una buca delle lettere (l’ultima è sul ponte che collega la città vecchia a quella nuova) e c’è un solo bancomat: se avete intenzione di spedire le cartoline da lì, scordatevelo e se volete fare shopping o mangiare, assicuratevi di avere contanti o che il POS del locale funzioni (i casi sono rarissimi).
Ecco un po’ di posti dove sono stata:
Vecchia Osteria
Via A. De Pace, 15
Tel. 0833/261509
73014 Gallipoli
(ottimi i primi, in particolare la pasta con gamberi, vongole, broccoli e puré di fave)

Il Ghiottone
(birreria, paninoteca, creperia, stuzzicheria)
Via A. De Pace, 122/124
Tel. 0833/262788
cell. 347/7715039
www.ilghiottoneweb.it
(locale senza troppe pretese, ma si mangia abbastanza bene -eccezionale l’antipasto tipico- a prezzi “politici”)

La Perla
negozio di prodotti tipici (enogastronomici, che ve lo dico a fare?)
Via A. De Pace, 37
tel. 347/4836581
(fateci un salto: la titolare è davvero simpatica! E, se avete problemi di trasporto, fanno anche spedizioni!)

Buena Vista
Lounge cafè
Riviera N. Sauro
Gallipoli
info e prenotazioni 348/9967578
www.buenavistagallipoli.it

Il girone dei golosi
(di questo piccolo bar pasticceria ho parlato nel post dedicato allo street food)

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Una confessione obbligatoria

28 ago

Devo fare una confessione: io adoro lo street food, ossia tutto quel cibo che in quasi tutte le città puoi trovare a poco prezzo e spesso venduto da ambulanti. Credo che ci sia molto di ogni cultura nello street food che ti fa assaggiare e, per questo, se visito un posto di passaggio, lo street food è parte integrante del viaggio (per chi è curioso di approfondire l’argomento, l’associazione omonima ha dedicato addirittura un sito a questo tema). Due sono i vantaggi principali: si spende poco, si mangia senza bisogno di interrompere il cammino. Per estensione lo street food per me è tutto ciò che, di antica tradizione, puoi comprare da artigiani del luogo e mangiare tranquillamente o per strada o in baracchini, a prezzi contenuti. In Salento, a parte i frutti di mare (vongole, cozze, cozze pelose, ricci, fasolari e chi più ne ha, più ne metta), la fanno da padrone pucce e puccette, cucuzzate, arancini, rustici, calzoni, panzerotti, tarallini, focacce farcite e non, frise e friselle, e poi non possono mancare i dolci: pasticciotti e fruttoni, soprattutto.

Per una descrizione approfondita di queste delizie del palato vi mando ai link inseriti, mentre vi segnalo qualche posticino ideale per i frutti di mare:

Sfizi di mare
Via Lungomare Matteotti
San Foca
Tel. 339/6462907
(ottime anche le friselle con le sarde, antipasto della casa)

Alta marea
Ristorante – gastropescheria
Via Roma (ang. Via S. Leuci)
Gagliano del Capo
Tel. 393/9632345, 320/7094258, 393/9577368

Pucce, Focacce & so on…
Luna dei Borboni
Corso Garibaldi
Otranto
tel. 320/2105520

Fruttoni e pasticciotti (anche nella versione Obama, con il cacao nella frolla):
Il girone dei golosi
Piazza Matteo Renato Imbriani, 24
Gallipoli
(qui potete anche assaggiare un dolce tipico gallipolino: il divinamore, con pasta di mandorle e glassa)

Pasticceria Luca Capilungo
Piazza Sant’Oronzo
Lecce
tel. & fax 0832/312406
www.pasticceriacapilungo.com
(buonissimi anche i gelati: se vi piacicono le creme, provate il gusto Vittoria, crema variegata al cioccolato con pezzetti di cupeta, il tipico croccante di mandorle pugliese)

Da Zio Vinci (a pochi metri dalla Friggitoria Lubelli)
Pasticceria Rosticceria
Piazza Frigole
Frigole (Lecce)
(qui ho mangiato il fruttone più buono di tutta la vacanza…)

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Una volta al mese (set 2010)

18 ago

Rieccomi col famigerato post: per settembre conto di finire la mia parentesi salentina e di darvi un paio di chicche marchigiane. Avete altri suggerimenti?

Dalla polemica alla politica, passando per il palato

16 ago

Probabilmente non frega nulla a nessuno e questo post passerà inosservato ai più, che si stanno godendo il riposo dei giusti al mare o in montagna. Ma è notizia di questi giorni (siamo a ridosso della vendemmia) una polemica che via via si sta allargando.
Di cosa sto parlando? Dell’intervento di Carlo Petrini su Repubblica, a cui è seguita una replica su Il Giornale, che ha innescato reazioni a catena di cui potete trovare traccia su questo blog.
In sintesi che è successo? Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, ha detto che la vendemmia quest’anno sarà più abbondante e si è detto dispiaciuto perché con tutta probabilità non farà che aumentare la svendita del vino sfuso di bassa qualità, a discapito di altri produttori. Il Giornale, manco a dirlo, si è scagliato contro di lui in un attacco senza esclusione di colpi.
Perché intervengo? Perché, da bravo Gambero Stronzo, le risse un po’ mi sfiziano. Ma anche e soprattutto perché, seppure Petrini non sia in cima alle mie simpatie, devo riconoscere che qualche merito (per lo meno divulgativo) Slow Food ce l’ha.
E anche perché la replica un tantino piccata de Il Giornale, mi pare del tutto fuori luogo:
1) è confusa: mette insieme in un unico calderone equo-solidale, doc, dop, docg, vini biologici e chi più ne ha più ne metta, argomenti molto diverse tra loro (e l’autore dell’articolo, tale Luigi Mascheroni, avrebbe almeno potuto documentarsi un po’ prima di buttare così tanta carne al fuoco) che non contribuiscono a chiarire la questione, anzi, confondono ancor più le idee a persone che di vino, enologia e mercato capiscono poco o nulla.
1) è fuori luogo: l’intervento di Petrini mira a mettere in luce come, a fronte di una produzione abbondante, si vada a scapito della qualità. Con produttori di vino ci ho lavorato e ci lavoro e per osmosi ho imparato a intendermene, almeno un po’. Ecco: il vino è un prodotto “vivo” e in continua evoluzione, non un manufatto industriale replicabile in una serie di pezzi tutti perfettamente identici. Se c’è maggiore disponibilità anche di vini tendenzialmente considerati “di prestigio”, per di più a prezzi inferiori alla media, non gridiamo evviva alla democrazia del vino a prezzi bassi per tutti. Perché le leggi di mercato sono un po’ differenti. Nel settore vinicolo quantità non va (quasi) mai di pari passo con qualità. Quindi, se state bevendo un vino considerato prestigioso comprato a pochi euro, non significa che il prezzo è basso in ragione della grande disponilbilità ma che c’è una buona probabilità quel vino sia qualitativamente inferiore al suo standard e quindi i produttori abbassino i prezzi per non creare inutili giacenze.
3) punta a fare politica con un pezzo dove la politica non c’entra assolutamente nulla. Ognuno di noi ha il suo credo politico che non necessariamente (e per fortuna) influenza sempre e comunque tutto ciò che quel cervello pensa e produce (altrimenti io parlerei di lavaggio del cervello, signori de Il Giornale): dire che Petrini qui, in un commento tutto sommato pacato sulle previsioni (chissà poi la realtà dei fatti, con queste piogge ferragostane, dove andrà a finire) della produzione vitivinicola di quest’anno, ha voluto difendere ad oltranza e in maniera antidemocratica un gusto snob e radical-chic della sinistra di pochi, negando il buon vino al palato di molti, mi sembra, francamente (e lo dico da par mio), una gran stronzata.

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Il Gambero Stronzo si gemella

5 ago

Da oggi, dopo ripetuti inviti (sappiate pure che mi ha preso per sfinimento, ecco), il Gambero Stronzo è special guest del blog di Paz83. In sostanza, potrete leggere alcuni dei miei articoli anche sul suo blog (e se ci avete aggiunto ai feed entrambi, beh, son cavoli vostri ;-) …).

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Vite! un posto magico dove ho lasciato il cuore

5 ago

Non si tratta di un’enoteca ma di una vinotecheria musicale…e, come dicono bene sul loro profilo Facebook (il sito web è in lavorazione), è anche un luogo per l’anima.
Vite! si trova nel centro storico di Nardò ed è aperto da novembre 2009.
Non basterà a descriverlo l’ambientazione curata, la sorpresa di cenare in terrazzo all’aperto dove il calore della pietra leccese si fonde con la luce delle candele, le stoffe, i cuscini, i tavolini bianchi semplicissimi (come a dire che il senso di questa esperienza sta altrove): da Vite! si può bere un ottimo bicchiere di vino locale o nazionale, si può stuzzicare qualcosa o cenare. Ma non è tutto qui. Gli appassionati di jazz troveranno qui un posto “dove le cose succedono”: secondo una ricca agenda di appuntamenti, la sera spesso si suona dal vivo e potrebbe capitarvi, ad esempio di incontrarci nientemeno che Paolo Fresu
Sono rimasta incantata dalla gentilezza, dalla professionalità e dall’accoglienza che il titolare, Gregorio Rucco, insieme alla moglie, ci ha riservato accompagnandoci in un viaggio un o’ speciale, non solo grazie ai sapori che ci ha fatto assaggiare o ai vini che ci ha sapientemente consigliato ma anche attraverso la delicatezza che ha avuto nel verificare che fosse tutto (non solo il cibo o il vino) di nostro gradimento o con le vellutate note jazz che ci hanno tenuto compagnia per tutta la serata.
Vite! è una vera e propria pausa rigenerante per tutti i sensi, un luogo che aiuta a lasciar fuori tutto il resto e da cui, lo devo ammettere, si esce a fatica…

Vite!
Via de Pandi, 19
Nardò (Le)
tel. 0833/564896
info e prenotazioni: 389/5157351
vinotecheria@gmail.com

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